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È necessario piangere

Andrej Chikatilo è stato certamente il serial killer più spietato che la Russia possa ricordare. Un mostro, un pedofilo senza alcuna pietà, un paranoico. Altro è la normalità che si veste di ferocia, più vicina, più inafferrabile, più irriducibile.

I figli del padre-mostro hanno sui corpi le cicatrici di 24 anni di prigionia. Il «Times» ha rivelato i primi particolari sulle condizioni di salute dei tre ragazzini frutto degli abusi dell'ingegnere austriaco Josef Fritzl sulla figlia Elisabeth. I tre figli-nipoti di Fritzl - di 19, 18 e 5 anni - sono nati nella cella di 50-60 metri quadri, ricavata dall'uomo sotto casa, e da allora non sono mai stati visitati da un medico, nè da un dentista, tanto che la più grande, Kerstin ha perso tutti i denti. Tutti e tre, inoltre, hanno sviluppato problemi al sistema immunitario, soffrono di anemia e di mancanza di vitamina D, quella che regola il metabolismo del calcio. I ragazzini non hanno mai visto la luce - questo ha provocato loro qualche problema alla vista - e, costretti a camminare piegati, a causa dei soffitti alti circa 1,70 metri, hanno sviluppato una postura ricurva.

Negli anni di prigionia, la madre ha insegnato ai figli a scrivere qualche parola, ma nel bunker non c'erano libri, solo una tv, una radio e un video-registratore. La percezione della realtà che hanno i fratelli maggiori è quella mediata dalla tv, mentre il piccolo ha grossi ritardi cognitivi.

«Una vasta squadra di psicologi infantile e dell'età adulta, terapisti, neurologi, logopedisti e fisioterapisti si sta occupando di loro», ha spiegato Berthold Kepplinger, direttore della clinica di Amstellen dove sono ricoverati, precisando che «ogni paziente ha traumi diversi ed è quindi sottoposto a terapia individuale».

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Gli uruk-hai sono una razza orchesca pura, alti e muscolosi. Sono resistenti alla luce, possono correre per giorni senza riposarsi, si nutrono di carne, umana preferibilmente.

Tre fratellini costretti, per mesi, a partecipare ai giochi erotici organizzati dalla madre, da una coppia di amici della donna e da un minorenne: la storia di degrado e abusi, che ha sullo sfondo il popoloso quartiere palermitano di Ballarò, già teatro, dieci anni fa, di una maxi inchiesta sulla pedofilia, è stata scoperta dalla polizia.

In carcere, con l’accusa di violenza sessuale di gruppo, sono finiti la madre dei piccoli, tutti minori di 10 anni, una coppia e un ragazzo di 17 anni. A raccontare gli abusi è stata una delle bambine, che come i fratellini, era stata da tempo allontanata dalla famiglia: il tribunale dei minori, su segnalazione dei servizi sociali, infatti, non aveva ritenuto la madre, che non ha un reddito fisso e fa lavori saltuari, in grado di occuparsi dei tre figli. Ai responsabili della struttura la bimba ha raccontato gli abusi subiti

Secondo gli investigatori, gli indagati, all’interno dell’abitazione, non si sarebbero limitati ai giochi sessuali ma avrebbero anche fumato sostanze stupefacenti e avrebbero guardato film pornografici, sempre in presenza dei tre bambini. Gli inquirenti continuano a indagare per accertare se altri adulti siano stati coinvolti nelle violenze. La vicenda evoca quanto scoperto dalla polizia 10 anni fa, sempre a Ballarò, dove, per pochi spiccioli, i bambini venivano costretti a partecipare a video a luci rosse. I filmini venivano girati nel retrobottega di una tabaccheria del quartiere. Allora l’indagine scattò in seguito alle testimonianze raccolte da due sacerdoti che operavano nel rione.

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Pubblicato il 30/4/2008 alle 23.27 nella rubrica Strange days.

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