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La Babele linguistica riflette il disorientamento

E' vero: c'è una distorsione elevata fra percezione e realtà. Fra l'insicurezza e i motivi usati, normalmente, per spiegarla. Ormai è quasi uno slogan che echeggia in ogni discorso. Quasi un riflesso pavloviano. Proviamo crescente paura della criminalità anche se la criminalità diminuisce oppure, comunque, non aumenta. Una considerazione banale. Osservare che non c'è motivo di avere paura. Però se abbiamo paura qualche motivo c'è. E comunque: abbiamo paura.

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Homer Simpson urla alla maniera del soggetto di Munch

Non abbiamo modelli di organizzazione reale della società. E non abbiamo definizioni. Non è una semplice questione lessicale, si traduce in fatti concreti. Tanto che il governo deve fare dei virtuosismi linguistici per distinguere i suoi provvedimenti. L'immigrato non necessariamente è uno straniero. Può essere un italiano che si sposta. Lo straniero non necessariamente è un immigrato. Poi ci sono diverse categorie di immigrati e di stranieri. I romeni non sono tutti rom, né tutti i rom sono romeni. I romeni e gli stessi rom romeni non sono extracomunitari. La Babele linguistica riflette il disorientamento.

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Pubblicato il 26/5/2008 alle 23.39 nella rubrica Il male oscuro.

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