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Er

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Hannah Arendt [Hannover, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975]

«Nella speranza di riuscire a comprendere quale sia il luogo in cui l’io pensante è situato nel tempo e se la sua attività incessante sia determinabile temporalmente, mi rivolgo a una delle parabole di Kafka in cui, a mio parere, si tratta proprio questo. La parabola fa parte d’una raccolta di aforismi e ha il titolo Er | Egli*:

Egli* ha due avversari; il primo lo incalza alle spalle, dall’origine, il secondo gli taglia la strada davanti. Egli combatte con entrambi. Veramente il primo lo soccorre nella lotta col secondo perché vuole spingerlo avanti, e altrettanto lo soccorre il secondo nella lotta col primo perché lo spinge indietro. Questo però soltanto in teoria, poiché non ci sono soltanto i due avversari ma anche lui stesso: e chi può dire di conoscere le sue intenzioni? Certo sarebbe il suo sogno uscire una volta, in un momento non osservato – è vero che per questo ci vuole una notte buia come non lo è mai stata – dalla linea di combattimento, e per la sua esperienza nella lotta essere nominato arbitro dei suoi avversari, che combattono tra loro.

A mio avviso questa parabola descrive la percezione temporale dell’io che pensa.

[…] In questa situazione passato e futuro sono entrambi ugualmente presenti proprio perché ugualmente assenti ai sensi; così il non-più del passato, per effetto della metafora spaziale, si è trasformato in qualcosa che si trova dietro di noi e il non-ancora del futuro in qualcosa innanzi che si avvicina [il tedesco Zukunft, come l’avenir francese o l’avvenire italiano, significa, alla lettera “ciò che viene verso”]. In Kafka questa scena è un campo di battaglia dove le forze del passato si scontrano con quelle del futuro. Tra le une e le altre troviamo l’uomo che Kafka chiama “Egli”, il quale, se non vuole semplicemente desistere, deve dare battaglia ad entrambe.

[…] In questa lacuna tra passato e futuro noi troviamo il nostro luogo temporale quando pensiamo, cioè quando siamo sufficientemente discosti dal passato e dal futuro per confidare di penetrarne il significato, di assumere la posizione di “arbitro” e giudice sopra le vicende molteplici e senza fine dell’esistenza umana nel mondo, senza mai giungere a una soluzione definitiva dei loro enigmi, ma pronti ad apportare risposte sempre nuove alla domanda sul senso di tutto ciò
».


Hannah Arendt
, in La vita della mente, IV capitolo: Dove siamo quando pensiamo | La lacuna tra passato e futuro: il «nunc stans» | Il Mulino isbn 88-15-01510-8

*
in Franz Kafka, Confessioni e diari | Mondadori 1972, pp. 811-812

Link map: hannah|kafka|il castello|il futuro alle spalle|nunc stans

Pubblicato il 2/6/2008 alle 20.49 nella rubrica Vita activa.

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