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Peruviana = puttana

Si può essere persino incapaci di distinguere una ragazza peruviana da una prostituta peruviana. Ammesso che una puttana abbia, in assoluto, meno dignità di una donna [uomo, trans] che mai si sia prostituita|to. Si può non essere in grado di comprendere che il modello pubblicitario spinge torme di ragazzine alla prostituzione a basso costo, spesso per qualche ricarica da 10 euro.

Ed essere intolleranti ed invece mostrare la faccia feroce solo in virtù di una divisa. E contemporaneamente, da padri, non avere comprensione delle dinamiche che imbrigliano la propria figlia quattordicenne. O il proprio figlio
boia per una notte. Si può sempre cercare nella vulnerabilità altrui la rivincita sulle proprie sconfitte
. Personali e politiche.

«
Mi hanno tolto tutto quello che avevo - spiega l'amica - e mi hanno chiuso dentro una cella sporca di immondizia. Non riuscivo a smettere di piangere. Tutti gli altri stranieri che stavano lì uscivano prima di me, ladre, prostitute, pusher, abusivi. La notte è passata così, tra lacrime e preghiere. Sono uscita solo alle 10.30 del mattino». Versione confermata anche da un amico italiano, C. B., che ha accompagnato Y. a prendere i documenti a casa della ragazza e poi a via Patini. «Siamo stati lì davanti fino alle 3 del mattino, poi siamo tornati più tardi. E, infine, alle 10.30 sono stato io a prendere M. quando, sconvolta, è stata rilasciata e l'ho accompagnata a casa in motorino».

E ancora ieri, una volta fuori, le ragazze non riescono a dimenticare.
«Roma è diventata invivibile per gli stranieri: siamo regolari, parliamo romano, abbiamo amici italiani eppure veniamo trattate così. Siamo qui da tanti anni, continuiamo ad amare questa città, ma facciamo fatica a viverci». Forse tutto questo andrebbe denunciato. «Volevamo farlo ieri, ma poi è andata come è andata. Ora abbiamo paura, chi ci torna in questura?».

Le vittime sono
due ragazze normalissime. Vestite come qualsiasi altra giovane romana. Jeans, T-shirt a girocollo, ballerine, 28 anni, occhiali a goccia, capelli legati e un filo di trucco. Solo che, nonostante l'inflessione romanesca, sono peruviane. Almeno di nascita: a Roma ci vivono da cinque anni. Sono diplomate in Italia e frequentano regolarmente l'università “La Sapienza”.

La verità è che
il Paese da marciapiede i segni del disagio li offre [e in abbondanza] da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del Presidente spazzino, l’inutile gioco dei soldatini nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone [che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato]. Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le buffonate, che servono solo a riempire pagine di giornali.

Famiglia Cristiana critica le misure varate dal governo in tema di sicurezza, soprattutto
«la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom» e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, «come un simbolo», la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti ai nazisti delle famigerate SS. «Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto che gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari. Sarà incredibile, ma è vero. Speriamo - conclude Famiglia Cristiana - che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo».

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Pubblicato il 14/8/2008 alle 9.29 nella rubrica Finis Terrae.

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