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A prova di spia

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A margine di un bel post di Fabio, recensione di “Burn after reading” dei fratelli Coen, si è intrecciata una interessante divaricazione tematica.

Premesso che sono un fan di Joel ed Ethan Coen, e che il nichilismo non è la loro cifra, ma la rappresentazione neorealistica degli angoli più incongrui della società americana
[forse non più solo a stelle e strisce], ho l'impressione che non sia così semplice, oggi, dirimere il buono dal cattivo, il giusto dall'ingiusto, l'angusto dal vitale. Se leggiamo Qoelet, i salmi, buona parte dell’AT, ci accorgiamo di come i vizi descritti tremila anni fa siano fondamentalmente analoghi a quelli che rileviamo oggi. Nulla di nuovo sotto il sole, viene spesso ripetuto nel Pentateuco. Nulla di nuovo sotto il sole potremmo confermare anche noi oggi.

Stante questa condizione di equilibrio bene
|male [né più né meno dei bei tempi andati] forse è opportuno discendere al male dentro di me, per ascendere al bene altrui. Ma senza affondare nei sensi di colpa. Riprendendo la sana e difficile consuetudine dell'esame di coscienza: sana perché ci smaschera, difficile perché ci costa molto essere smascherati nelle nostre più profonde inquietudini. Peccare non è altro che questo, non il rendiconto di un decalogo: vivere con il male per effetto dei condizionamenti intimi che ci sovrastano e ci imprigionano.

Io e Tu
[Ich und Du]: Martin Buber dixit.

A partire da questo fine settimana pubblicherò gli interventi del priore di Bose, Enzo Bianchi, che descrive le dinamiche dei vizi capitali. Uno specchio ai nostri limiti, di cui non temere il riconoscimento. Piuttosto, il mascheramento.


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Pubblicato il 24/9/2008 alle 23.55 nella rubrica Dialoghi.

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