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Il silenzio dei comunisti

Per lo spettacolo sulla politica ho scelto una sorta di epistolario pieno di passione tra Foa, Mafai e Reichlin, che pone domande forti e imbarazzanti alla sinistra, sulla necessità della rivoluzione, chiamando in causa vecchi e nuovi comunisti.

Quello che mi interessa è l’intersoggettività dei momenti teatrali perché è chiaro che la scienza e la bioetica dipendono, come tutto, dall’economia e dalla politica… Un testo non pensato per la scena, dunque, ma che ci fornirà lo spunto per dibattere dei problemi di una società in piena crisi, una crisi causata dalla transizione tra due epoche storiche.

Luca Ronconi 

Lettere brevi, intensi ricordi e domande per il futuro, per dialogare sulla storia, passata e presente del comunismo italiano, attraverso il Novecento. Vittorio Foa, il grande intellettuale militante della sinistra italiana, ha scritto nel 2002 a due ex comunisti carichi di memoria, Miriam Mafai e Alfredo Reichlin, ed essi hanno risposto. Con linguaggi e stili diversi, con altre domande e altre riflessioni. Scrive Foa in un passo significativo:

«
Se vogliamo che le cose migliorino dobbiamo pensare che possano migliorare; la scelta è fra un mondo di possibilità e un mondo di fallimenti».

Per Mario Pirani, che nel 2001 recensiva questo prezioso carteggio, «Vittorio Foa, nelle vesti dell’interrogante ermeneuta, si rivolge a Miriam Mafai e ad Alfredo Reichlin, chiamati a rispondere ad un profluvio di quesiti nella loro qualità di attori ancora sul proscenio di quella grande commedia umana che fu l'esperienza dei comunisti italiani, estesa all'estremo tentativo di spendere quell'esperienza nella nuova formazione riformista Ds. Esercizio interessante, quanto destinato a lasciare senza risposta gli innumerevoli quesiti proposti, sul passato e sul presente: dal ruolo di Togliatti al pacifismo, dal compromesso storico di Berlinguer alla contaminazione coi no-global, dal rapporto con l'Urss al confronto con la mondializzazione. E poi i ricordi personali, che aprono nostalgici e toccanti flashback sui migliori anni della nostra vita.

Naturalmente in poco più di cento pagine il valore non va cercato certo nella profondità documentata dell'analisi ma nella dialettica, a volte folgorante, dell'intuito, nell'incrociarsi vivacissimo e libero di una conversazione a tre sulle vicende del secolo, fino ai giorni nostri».

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Pubblicato il 21/10/2008 alle 20.10 nella rubrica Politica.

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