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Aleph

[ click | Aleph rappresenta l'inizio - dell'alfabeto e della numerazione ebraiche -, e pertanto viene connesso con ADAM , l’uomo, la più nobile creazione di Dio, il cui nome inizia proprio con aleph ]

Nemmeno Borges scopre l’Aleph da solo ma gli viene rivelato da Carlos Argentino, un poeta di bassa lega retorico e formale che ne fa pessimo uso; spendendo tutta la vita per descrivere in versi minuziosi l’intero pianeta.

Trovo condivisibile la preoccupazione sui temi meno popolari e più spinosi espressa dal Vaticano: dall'uso delle staminali embrionali alla eccezionalità delle vicende che investono l’epilogo di vite sfibrate da protesi tecnologiche sempre più sofisticate. Ad esempio quella che coinvolge Eluana e Beppino Englaro.

Questo secondo caso è paradigmatico, in quanto non vi sono in gioco interessi successorii, o ben più prosaici, a spingere verso la decisione di cessazione dell'alimentazione forzosa. Tuttaltro. Solo la pietà di un padre che mai è venuto meno ad alcuno dei suoi doveri. E che incide sulla cognizione più friabile: quando un individuo è in vita, quando un individuo è persona, quando un individuo è oltre la soglia della morte pur rimanendo in vita vegetativa.

Non è in questione un diritto all’eutanasia, così come non si designa persona una
blastocisti prima dei 14 giorni che imprimerebbero i preliminari caratteri di personalità ad uno zigote: nel senso che l’embrione si impianta sulla parete dell’utero e prepara le istruzioni genetiche che condurranno allo sviluppo del feto [mediamente nel 40% dei casi].

Siamo nella più chiara delle condizioni possibili. Ove si interrompa l’alimentazione, si interromperebbe quel che resta della vita vegetativa di Eluana.

L’insistenza della chiesa cattolica è certamente di principio. Ma è anche un limite posto alla
mercificazione di tutto quanto è mercificabile. Di quanto può passare tra le maglie, pur strettissime, di una regolamentazione adeguata del fine vita. E non mi riferisco a vicende limpide come quella di Beppino Englaro. Ma di quelle più oblique ed insidiose, di omicidi mascherati attraverso una sapiente gestione delle procedure.

Non vale l’obiezione che questo, nei nosocomi, ove ci sono reparti dedicati ai lungodegenti cronicizzati, già accade. E che borderline già si decide, sul filo dell’accanimento terapeutico o della semplice terapia medica, che un malato muoia. Non è auspicabile che questo comportamento, tollerabile e tollerato, assuma forza di legge, oltre i protocolli che già definiscono quali alternative assumere di fronte al caso concreto.

Così come se si attesta dalla libera ricerca condotta nei laboratori biomedici assistiti da finanziamento, pubblico e privato – pubblico in Gran Bretagna o in Cina, ad esempio, privato in Corea o negli Stati Uniti -, che l’uso di
staminali embrionali è solo una tra le strade possibili, nemmeno la più promettente, meglio attingere materiale cellulare totipotente dal cordone ombelicale o da staminali adulte. Rinunciando a mettere mano su materia che inerte non è. Implicando invece un pregiudizio etico che non può essere scartato apriori. In quello spazio del sacro cha pertiene all’ontologia dei comportamenti, prim’ancora che alla sfera teologica.

Diverso è il caso di
materia che – come la legislazione inglese definisce, imponendo il limite dei 14 giorni in cui la blastocisti può essere prelevata per essere coltivata a scopo sperimentale – non vada considerata principio di un’evoluzione che può condurre alla formazione di un feto. Quella finestra consentirebbe di assumere quel materiale cellulare come un patrimonio in grado di sviluppare risposte terapeutiche di tipo genetico a vaste patologie cui la farmacopea chimica non è in grado di assestare significativi miglioramenti, essendo giunta al limite del proprio potenziale.

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Pubblicato il 13/11/2008 alle 20.43 nella rubrica moleskine.

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