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«Come? Lei non conosce il Conte?»

Con un colpo solo, si liquidano l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge [art. 3 della Costituzione, «Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge»]; l'indipendenza della magistratura [art. 104, «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere»]; l'unicità dell'ordine giudiziario [art. 107, «I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni»]; l'obbligatorietà dell'azione penale [art. 112 «Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale»]; la dipendenza della polizia giudiziaria dal pm [art. 109, «L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria»].

Soltanto un effetto autoinibitorio può impedire di udire, nelle “novità” di Berlusconi, una vibrazione conosciuta e cupissima. Anche a rischio di indispettire il suo alleato decisivo [Bossi], il mago di Arcore rimuove - per il momento - il federalismo dalle priorità del 2009 per rilanciare il castigo delle toghe e la nascita della repubblica presidenziale.

Non c'era nessuna necessità di circondare il nome del conte di un così esoterico silenzio, anche perché la sua natura, benefica o malefica che sia, non viene neppure accennata

[clicca sulle immagini | Durante il primo sgradevole incontro con il maestro - capitolo I - questi si meraviglia della domanda di K.: « Come? Lei non conosce il Conte? ». « Come potrei conoscerlo » risponde il maestro, e aggiunge forte in francese: « Abbia riguardo alla presenza di bambini innocenti » ]

In una giornata di sconcerto, sono così un balsamo le parole di
Giuseppe Dossetti, padre della Costituzione e dello Stato poi fattosi monaco [le ha ricordate ieri Filippo Ceccarelli]. Vale la pena tornarci ancora su. In memoria del suo grande amico Giuseppe Lazzati, e in coincidenza della prima vittoria delle destre, Dossetti pronuncia un discorso famoso. Il titolo lo ricava da un salmo di Isaia [21,11-12] Sentinella, quanto resta della notte?.

In quei giorni del 1994, egli vede affiorare un male diagnosticato con molti anni di anticipo: la supremazia di una concezione individualistica, in cui il diritto costituzionale regredisce a diritto commerciale [il primato del contratto, l'eclissi del patto di fedeltà]; il dissolversi di ogni legame comunitario, mascherato dietro l'appello al “federalismo” [il “politico” diventa pura contrattazione economica]; il rifiuto esplicito di una responsabilità collettiva in ordine alla promozione del bene comune [la comunità è fratturata sotto un martello che la sbriciola in componenti sempre più piccole sino alla riduzione al singolo individuo].

Non si può sperare, dice Dossetti e parla ai cattolici, che si possa uscire dalla «nostra notte» «rinunziando a un giudizio severo nei confronti dell'attuale governo in cambio di un atteggiamento rispettoso verso la Chiesa o di una qualche concessione accattivante in questo o quel campo [la politica familiare, la politica scolastica]».

Dossetti non nega la necessità di cambiamenti. Elenca: riforma della pubblica amministrazione; contrasto alle degenerazioni dello Stato sociale; lotta alla criminalità organizzata; valorizzazione della piccola e media imprenditoria; riforma del bicameralismo; promozione delle autonomie locali. Teme però riforme costituzionali ispirate da uno spirito di sopraffazione e di rapina.

«C' è - avverte - una soglia che deve essere rispettata in modo assoluto. Questa soglia sarebbe oltrepassata da ogni modificazione che si volesse apportare ai diritti inviolabili civili, politici, sociali previsti dalla Costituzione. E così va pure ripetuto per una qualunque soluzione che intaccasse il principio della divisione e dell' equilibrio dei poteri fondamentali, legislativo, esecutivo e giudiziario, cioè per l'avvio, che potrebbe essere irreversibile, di un potenziamento dell'esecutivo ai danni del legislativo ancorché fosse realizzato attraverso referendum che potrebbero trasformarsi in forma di plebiscito».

«Come potrei conoscerlo?» risponde il maestro, e aggiunge forte in francese: «Abbia riguardo alla presenza di bambini innocenti»

[ Del conte Westwest non si farà più parola: i funzionari passano il loro tempo dormendo, sbrigando di malavoglia le loro pratiche o seducendo le donne di più bassa estrazione, come in qualsiasi - cattiva - amministrazione. Ma il loro status viene invidiato e circondato da un'aureola di prestigio dagli abitanti del villaggio ]

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Pubblicato il 22/12/2008 alle 10.48 nella rubrica La notte della Repubblica.

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