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Nihil est in intellectu quod non sit prius in sensu

Così Tommaso dAquino che, pur rivalutando la conoscenza empirica, resta fedele al presupposto aristotelico per cui solo l'intelletto consente di cogliere i principi primi. È noto che proprio San Tommaso sancì il citato assioma peripatetico Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, che significa Nella mente non c'è niente che non sia già iscritto nei sensi.

E tuttavia affermava che
«I principi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che non è neppure possibile pensare che siano falsi» [Contra Gentiles I, c. 7 n. 2].

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| Tra il 1470 e il 1475 Benozzo Gozzoli eseguì la tavola col Trionfo di san Tommaso d'Aquino, esposta al Louvre, dipinta per la Cattedrale di Pisa ] 

Benozzo Gozzoli, Trionfo di san Tommaso d'Aquino, 1470 / 1475, Parigi, Louvre, particolare

«Tu non possiedi la Verità, ma è la Verità che possiede te» 

     Tommaso d
Aquino, De veritate.

La conoscenza naturale è solo un modo. Tommaso perciò distingue la ragione naturale e la ragione soprannaturale, la quale costituirebbe per la prima un ampliamento di conoscenza, perché rende accessibili verità che non sono raggiungibili per altra via, ed è il fondamento di una certezza superiore. Tuttavia in Tommaso la ragione umana conserva la propria autonomia di ricerca, come si evince anche dal suo metodo critico rigoroso. Per questo, come scrive Edit Stein nel 1929, egli ordinò, paragonò, vagliò. Per questo esame usò tutti i mezzi che fossero idonei allo scopo: i principi formali, logici, levidenza intellettuale di ciò che è concreto, oggettivo, il paragone con le verità di fede.

Il paragrafo sesto del saggio
La fenomenologia di Husserl e la filosofia di Tommaso dAquino, tentativo di confronto, è dedicato dalla Stein alla Questione dellintuizione, paragrafo dei più interessanti dal punto di vista teoretico, in cui il metodo fenomenologico e il metodo scolastico sono posti rigorosamente a confronto nell’analisi della teoria della conoscenza. E dettagliatamente elencati i tre punti in cui ella rileva una piena convergenza tra i due metodi.

Questo, afferma Edith Stein, è il principio fondamentale che
Tommaso ha stabilito per la conoscenza umana ed esso è il più noto di tutta la filosofia scolastica, principio espresso dalla nota formula: nihil est in intellectu quod non sit prius in sensu. Ad esso sembra opporsi la concezione fenomenologica di Husserl, secondo la quale conoscere significa intuire le essenze, per cui la conoscenza delle essenze non dipenderebbe dalla percezione sensibile.

In realtà questa affermazione, specifica la Stein, non deve essere intesa nel senso che il fenomenologo possa fare a meno di tutto il materiale sensibile. Ciò significa che anche per Husserl il principio tomistico rimane valido. Nella seconda Ricerca logica, nel primo capitolo delle Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, Husserl dedica il primo paragrafo, Fatto ed essenza, all’analisi della genesi della conoscenza umana e afferma che ogni conoscenza comincia con lesperienza, con un dato di fatto.

Noi cogliamo un suono, un colore, un profumo, un oggetto, un sentimento. E’ un qualcosa che appare alla nostra percezione, per cui qualsiasi nostra coscienza è sempre coscienza di qualcosa: quando vedo, penso o ricordo, questa attività, seppur immanente, è protesa verso un oggetto distinto da me che io colgo nel suo apparire alla mia coscienza. Principio della nostra conoscenza è sempre un quid ben determinato, e anche quando Husserl afferma che nel dato di fatto si coglie sempre un’essenza, essa non potrebbe sussistere senza riferimento ad un contenuto materiale. La
conoscenza delle essenze è sì una intuizione, ma suppone l’oggetto o l’insieme di oggetti di cui noi percepiamo [non astraiamo] intuitivamente l’essenza.

Come non scorgere nell’atteggiamento di apertura radicale all’oggetto la vicinanza al pensiero di Tommaso? La coscienza intenzionale di Husserl riprende il significato scolastico di intentio. Secondo Tommaso ciò che conosciamo lo abbiamo dentro di noi, ma in modo tale che lo conosciamo come qualcosa daltro, in sua alietate.

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Pubblicato il 28/1/2009 alle 12.32 nella rubrica Via.

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