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Il perdente di successo

Così Giampaolo Pansa definiva Uolter, issato sul ponte di comando di Roma Capitale. Stavolta il perdente ha inanellato insuccessi ben oltre le sue pur rilevanti responsabilità.

Fondamentalmente non aver compreso che dopo la
disunione di lotta e d’arretramento occorreva una cesura netta, non di facciata, con le cattive abitudini della pessima classe digerente sopravvissuta agli isterismi del secondo governo Prodi.

La sua sarebbe stata una strategia perfetta ove la vittoria di Silvio Berlusconi fosse stata contenuta e non così prevedibilmente ampia. Ora Berlusconi applica alla lettera una regola aurea del machiavellismo: i nemici o si vezzeggiano o si uccidono. E lui, a differenza dei tremuli dilettanti post-comunisti, dei nemici fa
strame.

Terzo insegnamento. Anche questo prevedibile. Lo strapotere mediatico ha issato un illustre sconosciuto alla presidenza della Regione Sardegna. Un po’ Caligola, Berlusconi nomina senatore|prefetto un cavallo. Il suo cavallo, nemmeno di razza. Un mezzosangue, al più. Ma non è questa la quaestio.

Il mezzosangue stravince con un programma ancien régime su una proposta obamiana, tutta giocata sul futuro e sulla valorizzazione delle risorse immateriali: le competenze, l’ambiente, la sostenibilità energetica, la speranza.

Qui la sconfitta è del Paese, se ancora ne esiste uno e continua a chiamarsi Italia. Non di
Renato Soru, non più fallito di Silvio Berlusconi, indebitato fino al collo ed anche più su, all’atto del suo disperato ingresso in politica. Che ha fruttato molto. Molto più di qualunque suo altro investimento precedente, in regime di monopolio. Legale ed illegale.

Pubblicato il 17/2/2009 alle 23.29 nella rubrica Politica.

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