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Caro D[i]ario

[ Il post è pubblicato per la rubrica Apologetica del sito-rivista fulminiesaette.it ]

Come si nota dall'immagine, non è mai stato molto preso dalla passione per i buoni capi di abbigliamento, Dario Franceschini

In serata ospite all’Infedele, di Gad Lerner, Dario Franceschini è sempre stato il migliore: della sua generazione di giovani dc della sinistra del partito. Quella che nel 1984 lo cooptava nella direzione nazionale, in congressi pagati dal segretario amministrativo in amene località ed alberghi a più stelle. Lanciano, quell’anno. Nella sua scia c’erano Enrico Letta, Lapo Pistelli, più giovani di lui. E Renzo Lusetti, scelto da un Mastella dominus per procura demitiana a sbrigare le faccende dei giovani che non riuscivano a trovare un delegato nazionale, epigono minore del segretario nazionale. Ovviamente Dario era una spanna sopra Renzo. Ed i congressi erano feroci. Angelo Belmonte - oggi vicedirettore del tg3, seguì proprio quello, da inviato rai.

Certo i ricordi possono caricarsi di impressioni sopraggiunte, ma essendoci a quel congresso ed a svariati successivi, ricevevo la netta sensazione di un ragazzo appassionato e colto. Cresciuto nell’Emilia che più rossa non si poteva. Quindi all’opposizione, in un partito che si confondeva con lo Stato, oltre che con lo status quo.

Mi sorprende che sia emerso alla visibilità pubblica nazionale solo di recente, considerando che un suo coetaneo di circa 3 anni più giovane è il Presidente degli Stati Uniti d’America. Peraltro primo inquilino di colore ad essere introdotto nella più complicata plancia di comando al mondo, durante la più pesante crisi sistemica dal 1929 in avanti: cinquantenne abbondante lui, meno che quarantottenne Obama.

Pertanto che provi disperatamente a rimettere in asse la navigazione priva di bussola del pd veltroniano non mi sorprende. È efficace nel trovare sempre la malta a presa rapida per attaccare alle proprie inadeguatezze il premier più amato dagli italiani [a suo dire, ma si sa che Silvio Berlusconi è inguaribilmente bugiardo]. E risalendo il fiume controcorrente, nella stessa condizione conosciuta da giovane politico in erba: in territorio ostile, presidiato da supermaggioranze assembleari avverse e meccanismi decisionali ipergerarchici, per non dire direttoriali. E senza nemmeno la parvenza dell’assemblearismo da comitato centrale di matrice comunista: qualcosa che, in termini di processo, poteva somigliare ad una forma di democrazia dal basso o partecipativa.

Un uomo potentissimo, in termini di rapporti di forza e mezzi, almeno quanto inadeguato al ruolo. Che infatti non è capace di assumere fino in fondo. Cioè con responsabilità pubblica. Democristiano atipico ma assolutamente dotato di fauci acuminate, Dario Franceschini realizza ed eserciterà una pressione costante sul premier, utilizzando una tecnica di comunicazione nuova di zecca: non disponendo di fuoco sufficiente, ne preleva dall’avversario rifrangendolo sul suo corpo stanco. L’artefatto si chiama specchio ustorio e la sua tecnologia si deve ad un geniale stratega non militare vissuto durante il iii secolo a.c., Archimede di Siracusa detto pitagorico. Storia antica.

Che scalfisca l’intoccabilità carismatica berlusconiana, è probabile. Che sia anche efficace, da dimostrare. Che sia nelle corde di Dario, nel suo stile apparentemente impulsivo, è certo.

Pubblicato il 18/5/2009 alle 12.30 nella rubrica Politica.

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