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Liberi

 26 maggio
martedì


Giovanni, nel suo vangelo, imprime una radicale interpretazione al tema della felicità [8,32]:

«La verità vi farà liberi».

Ma spesso non abbiamo la forza di liberarci attraverso la verità. Ne siamo terrorizzati. Maschi o femmine, indipendentemente dalle inclinazioni di genere. Che poi la felicità sia un concetto totalmente sfuggente appartiene ad altro ordine di considerazioni. Ad esempio quelle di Luisa Colli, in La morte e gli addii [Moretti e Vitali, 1999, p. 39]:

Al di fuori della patologia dobbiamo pensare al lutto come a un lavoro psichico che inizia, si sviluppa e si conclude. L'attaccamento al passato si attenua poco a poco, e la vita riprende, colmando i vuoti con nuovi compiti e con nuove presenze. Mentre prima sembrava che il domani non sarebbe mai venuto, poi quando finalmente viene, sembra impossibile aver sofferto e resistito così tanto.

Ulisse si confronta con la paura e con la nostalgia sul differente piano del percorso, difficile, talvolta confuso o persino deviante. Ulisse abbandona il noto senza esserne pienamente consapevole travolto dalla
esigenza del viaggio, e nel percorso perde, ovvero abbandona, vecchie parti di sé [i suoi compagni], si spoglia di strutture e sovrastrutture, fino a potersi confrontare con gli addii. Questa è una scelta consapevole, la scelta di scendere nell'Ade appunto, scelta che comporta l'abbandonare qualcosa per divenire. Abbandonare le certezze dell'Io ancorato alla nostalgia per il progredire dell'essere. Acquisire la coscienza che lasciare andare non è sinonimo di perdere.

Ancora Giovanni avrebbe commentato [Gv 12,24]:

«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».

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Pubblicato il 26/5/2009 alle 20.40 nella rubrica moleskine.

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