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Oltre ogni limite. Di ieri.

Quando Josefa Idem coglieva il primo dei 19 podii della sua ancora sontuosa carriera [medaglia di bronzo, il 10 agosto, alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 nel K2 500 m, in coppia con Barbara Schuttpelz] Usain Bolt non era ancora nato: verrà alla luce in Jamaica 2 anni dopo, a Trelawny, il 21 agosto 1986.
 


 

La quasi 45enne azzurra aveva appena vinto la medaglia di bronzo nella finale del K1 500 ai mondiali di canoa in corso a Dartmouth, in Canada [cedendo soltanto all'ungherese Katalin Kovacs, oro, ed alla tedesca Katrin Wagner Augustin, argento], quando Bolt si apprestava a polverizzare il già fantasmagorico 969 di Pechino 2008. Rendendo a portata di mano la facile profezia di primo velocista in grado di abbattere il muro simbolico dei 9 50 centesimi per correre, quasi in levitazione, 100 metri d’un fiato e 41 passi, in 9 58.
 

È il primo record della nuova era, o l’ultimo della vecchia.

Così come l’annunciata partecipazione della Idem alle Olimpiadi di Londra 2012 a 48 anni meno un mese, e salvo imprevisti ad un elevatissimo standard di competitività, dimostrerà quanto i limiti umani siano biologici ma sempre più correlati ad una longevità nutrita di metodo scientifico, programmazione, volontà e talento. Ove quest’ultimo prevale solo ai massimi livelli agonistici. Mentre il concetto di normalità è sempre ed in maniera via via più rilevante alla portata di masse di popolazione più ampie e geograficamente distribuite.

Link map: 10 agosto 1984|idem sentire|una luce di due decimi su dix|josefa
 

Pubblicato il 16/8/2009 alle 21.58 nella rubrica moleskine.

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