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Da Mezzogiorno alle tre

Collocazione provvisoria: penso non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia… la tua croce, non solo quella di Cristo.

Coraggio allora tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo! Tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico.

Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi i tuoi amici. Non angosciarti tu che per un tracollo vedi i tuoi beni pignorati, i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte. Non tirare i remi in barca tu, che sei stanco di lottare, e hai accumulato delusioni a non finire.

Non abbatterti, fratello povero che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che invece del pane sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra: coraggio! La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre collocazione provvisoria. Il calvario dove essa è piantata non è zona residenziale e il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.


Anche il vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce
. C’è una frase immensa che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo: da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Forse è la frase più scura di tutta la bibbia… e per me è una delle più luminose: proprio per quelle riduzioni di orario che stringono come due paletti, invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.

Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra.  Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo: da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota, al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio, dopo tre ore ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci: una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.

Coraggio allora, fratello che soffri, c’è anche per te una deposizione della croce, c’è anche per te una pietà sovrumana: ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico intriso di sangue, coronato di spine che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza: tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra un assurdo... Coraggio fratello, mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco il buio cederà il posto alla luce. La terrà riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga…!

 

Chiamatemi... don Tonino,

don Tonino Bello, La Meridiana, 2003, ISBN: 88-87507-72-4 CD audio più libro € 12.

Pubblicato il 25/3/2005 alle 11.45 nella rubrica Via.

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