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Bread and Bacon

Quella di Francis Bacon è una produzione pornografica. In senso tecnico, lo stesso che Pier Paolo Pasolini accreditava alla parola, da pòrne e gràpho: "scrittore di cose attinenti alle meretrici". Pasolini, se possibile, è ancora più esplicito nel condannare la pornografia di un certo conformismo assuefatto ed indifferente. In un suo intervento del ’69 [non quello pornografico, l’anno], intitolato “La pornografia è noiosa”, così chiudeva la sua tirata polemica:


“Io non riesco a pronunciare delle condanne se non estetiche contro i film pornografici, e non posso che pronunciare sui loro consumatori un giudizio severo,
ma con carità (cioè comprensione oggettiva della storicità della depressione culturale che li spinge a tale consumo). Quelli che condanno sono coloro che:

a. non sono capaci di distinguere un film pornografico da un film d’arte

b. fingono di non essere capaci di distinguere un film pornografico da un film d’arte [Pasolini, autore cinematografico, in quegli anni fu fatto più volte oggetto di interventi di censura; nda].


Costoro vivono e operano allo stesso livello dei facitori e dei consumatori di film pornografici. Infatti la loro stupidità, la loro ignoranza, la loro mancanza di buon gusto, la loro insensibilità, oppure la loro malafede e il loro calcolo politico meschino, hanno la stessa volgarità dei produttori di film pornografìci e dei loro consumatori: essendo ambedue prodotti di una stessa sottocultura e, nella fattispecie, della stessa incapacità di giudicare esteticamente,
cioè disinteressatamente.”


Io credo che
Francis Bacon sia stato tra i pochissimi pittori contemporanei che, senza rifugiarsi nel concettualismo astratto o post-avanguardista pompato dai grandi collezionisti-investitori d’arte, sia stato capace di una critica radicale alla menzogna, l’indiscussa protagonista del secolo che brevemente attraversiamo.


La sua capacità di dissezionare la figura umana, caricandola di angoscia e scaricandola di ogni appeal erotico, riannoda la trama di una
condanna senza appello alla falsificazione della realtà attraverso l’immagine: pubblica e privata. Non so se abbia mai letto il Debord della Società dello spettacolo, che aveva anticipato già dai suoi primi lavori nel dopoguerra. Di certo ricalca fedelmente la sentenza pasoliniana riportata poche righe fa: la perdita dell’innocenza [Vangelo secondo Matteo 6,22-24].

Che è il male oscuro proprio della modernità liquida: quella sua superbia intellettuale, che nasconde il deposito di paure inconfessate che Bacon esplode nelle figure umane. Incapace com’è, l’uomo contemporaneo,
“di giudicare esteticamente, cioè disinteressatamente.”

 francis bacon


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Pubblicato il 12/2/2006 alle 18.24 nella rubrica Fine Arts Blog Museums.

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